Informazioni su Saltarello.

EddyCage
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Informazioni su Saltarello.

Messaggioda EddyCage » 21 settembre 2006, 0:44


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Luca/
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Messaggioda Luca/ » 21 settembre 2006, 2:47


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quirino
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Messaggioda quirino » 21 settembre 2006, 9:52


Valerio
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Messaggioda Valerio » 21 settembre 2006, 11:13

Io ti consiglierei di comprare tutti i cd di registrazioni sul campo in cui compare almeno un saltarello.
Normalmente questo tipo di cd, oltre ad essere interessanti di per se', sono accompagnati da libretti ricchi di informazioni e spunti di approfondimento.
Non che siano sufficienti da soli per farsi una cultura sul saltarello, ma penso siano un buon inizio.

Sicuramente tra i cd della collana [url=http://www.taranta.it/ethnica.html]Ethnica[/url], come é già  stato evidenziato, ce ne sono alcuni utili allo scopo.
In questo momento sono fuori casa e non posso darti indicazioni precise.
Appena possibile lo faro'.
Ciao

EddyCage
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Grazie!

Messaggioda EddyCage » 21 settembre 2006, 13:38

Grazie per le varie informazioni :)
Intanto ho mandato un masseaggio ad Andrea Piccioni sperando che risponda.
Speriamo bene...
Edo

cicchino
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Messaggioda cicchino » 22 settembre 2006, 12:50


Damiano
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Messaggioda Damiano » 22 settembre 2006, 13:10


Avvocatista
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Messaggioda Avvocatista » 22 settembre 2006, 14:02


EddyCage
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Grande avvocatista!

Messaggioda EddyCage » 23 settembre 2006, 3:04


Valerio
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Messaggioda Valerio » 2 novembre 2006, 21:12


pizzicagnolo
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Saltarella; Saltarella di Amatrice

Messaggioda pizzicagnolo » 8 novembre 2006, 20:41

Ecco cosa sono riuscito a trovare:
La saltatio era un genere autoctono di ballo dei latini, di gran lunga il ballo più diffuso, tanto che ben presto nella lingua latina saltationes e saltare hanno ampliato il loro campo semantico per indicare in genere "balli" e "ballare". Saltare é una categoria magica, tipico gesto rituale dei "salii", sacerdoti di Marte inteso come divinità  della vegetazione prima che della guerra: si salta per far crescere il grano; più alti sono i salti, più il grano cresce abbondantemente; ma il saltellamento continuo e leggero sembra imitare anche la pioggia come fecondante del suolo. Mentre le choreae erano danze di gruppo, di struttura circolare e dall'andamento cadenzato, eseguite al suono di cantilene eseguite dagli stessi danzatori durante il ballo, le saltationes furono fino a tutto l'alto medioevo delle danze di carattere più vivace, contenenti elementi di evidente espressività  erotica, tanto che non pochi interventi della chiesa in epoca tardo-medioevale hanno cercato di contenerne la pratica durante i rituali liturgici e le feste Nel XIV secolo abbiamo alcune trascrizioni musicali del saltarello; nel 1465 il Cornazano lo indica come "ballo da villa"; tra il XIV e il XVII sec. il saltarello é uno dei quattro modi basilari della danza di corte italiana, poichà© gli ambienti aristocratici erano soliti ispirarsi ai balli popolari, operando però una trasposizione in stile aulico di musiche e coreografie. La scarsità  di fonti attendibili scritte , però, non permette tuttora una ricostruzione storico-morfologia dell'uso popolare del ballo dalla latinità  ai nostri giorni, enigma storico ancora da chiarire. Il Saltarello é un'ampia famiglia di balli tradizionali di alcune regioni dell'Italia centrale (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria e Molise). [Un discorso a parte merita un particolare tipo di danza tradizionale in forma di contraddanza detta anche saltarello e attestata in alcune regioni (Emilia e Romagna, Marche, Toscana e Veneto). Nonostante il nome, esso sembra piuttosto appartenere alla famiglia delle gighe dell'Italia centro-settentrionale, poichà© si balla in sei (3+3) a schiere contrapposte.] La maggior parte dei repertori del saltarello consiste in balli di coppia (non necessariamente uomo-donna) ma esistono forme più rare a 4 persone, in cerchio e processionali. In ambito popolare, il saltarello ha molte affinità  con la tarantella dell'Italia meridionale: entrambe sono ampie e diversificate famiglie coreutiche, nelle quali modelli aventi lo stesso nome sono spesso morfologicamente differenti. Ambedue queste famiglie coreutiche presentano generalmente una struttura coreutica modulare: nell'esecuzione musicale piccole cellule melodiche vengono organizzate autonomamente in sintonia tra i suonatori, così come in quella coreutica i ballerini eseguono in stretta relazione tra loro i moduli cinetici tradizionali variamente organizzati. Suonatori e ballerini compongono cioé con relativa soggettività  la durata e l'ordine del fraseggio coreo-melodico, cercando solo una corrispondenza ritmica fra danza e musica, ed una corrispondenza tematica nella danza. Solo poche aree però conservano oggi una tradizione viva ed autentica del ballo. Dagli anni '50 l'emigrazione, l'arrivo di nuove mode di ballo e il mutamento generale dei modelli di vita hanno rarefatto la pratica del vecchio saltarello. Giuseppe Gala )
Saltarella di Amatrice:
In cerchio, passo base: saltellato incrociato dietro; altri passi: a coppie, una alla volta, mani allacciate in alto, incrocio sx avanti, appoggio dx, apro sx lateralmente, idem cominciando col dx; lancio sx verso dx, lo appoggio, idem col dx; spuntapié dell'u. (cioé toccare il pavimento con il tacco e la punta dx alternativamente mentre il piede sx si stacca solo con il tallone da terra), mentre la d. gira piroettando su se stessa; per lasciare posto ad altra coppia, apro le braccia e le richiudo due volte, esco galoppando.

montemaranese
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Messaggioda montemaranese » 10 novembre 2006, 9:48

su Ethnica ci sono anche saldarelle irpine, di Villamaina(Av) ad esempio. E poi in c'é il saltarello di S. Gregorio Magno(Sa).

betsabea
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Messaggioda betsabea » 24 novembre 2006, 18:51

Edo, non so dove vivete ma di saltarelli a Roma se ne fanno "fin troppi"!!
Ci sono un sacco di serate con canti e stornelli, noi stessi ne abbiamo organizzate un bel po'...

Vai sul sito di Alfonso e vedrai..

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quirino
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Messaggioda quirino » 27 novembre 2006, 13:17


EddyCage
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Messaggioda EddyCage » 28 novembre 2006, 0:47


giannino
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Messaggioda giannino » 28 novembre 2006, 2:16


betsabea
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Messaggioda betsabea » 28 novembre 2006, 18:45


EddyCage
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Messaggioda EddyCage » 29 novembre 2006, 2:08

x betsabea, e allora non dire che ci sono un sacco di serate, se é solo per chi può...

Non credevo che fosse così difficile cercare di avvicinarsi a un genere così. e la cosa mi piace e mi incuriosisce ancora di più.

Senti, ma se una volta mi intrufolo in una di queste serate?

Faccio il bravo, mi metto in un angoletto, poi mi bevo una bella bottiglia di vino rosso e mi metto a cantare e a ballare tutta la notte ^^ (e mi trattengo pure perché non conosco nessuno)
Che ne dici???
A parte gli scherzi, mi piacerebbe veramente poter "vivere" una di queste serate, si può fare?

EddyCage
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Messaggioda EddyCage » 29 novembre 2006, 2:13

C'entra questa Storia che ho trovato cercando qualcosa su Pietro l'abruzzese?

Leggete


TREVI NEL LAZIO





Pietro il tamburino




A Trevi nel Lazio lo conoscevano come il "tamburino" per via della sua passione per l antico strumento musicale. Il vero nome era invece, Pietro, scelto dai genitori in omaggio al patrono del paese: San Pietro Eremita. Al tempo del "tamburino", cioé intorno al 1750, erano piuttosto frequenti a Trevi le occasioni che si offrivano al giovane per mettere in mostra la sua abilità . Matrimoni, feste in campagna, banchetti tra gruppi di amici, ricorrenze a carattere pub­blico e privato: avevano tutte la loro celebrazione in grande stile tanto che per il nostro suonatore di tamburo diventava spesso diffi­cile rispondere a tutti gli inviti.

Alto, con un paio di lunghi baffi, Pietro si presentava alle feste sempre armato del suo grosso tamburo a più colori, e carico di una vis comica" che lo portava ad interpretare piacevoli madrigali. Per questo la fama di Pietro aveva superato i confini di Trevi, raggiun­gendo diversi paesi della Valle dell Aniene. E fu così che un giorno Pietro, venne invitato a Vallepietra, per suonare il tamburo al matri­monio di un parente.

Indossato l abito della festa e dotatosi dell occorrente, alle prime luci del giorno stabilito, Pietro muove alla volta di Vallepietra, diri­gendosi verso il Passo della Croce, per raggiungere il paese.

Un percorso piuttosto lungo e non sempre agevole che Pietro su­pera, tuttavia, alla maniera decisa dei montanari di Trevi, tanto da arrivare a Vallepietra con largo anticipo sull ora di inizio della ceri­monia.

Tempo prezioso che permette all uomo di offrire un primo saggio della sua bravura di suonatore di tamburo. à© il prologo al grosso dell esibizione che dura per tutto il banchetto.

Ma, se Pietro È particolarmente felice per aver rivisto alcuni suoi amici, si accorge che occorre riprendere subito la strada per Trevi prima che faccia buio. Salutati, pertanto, sposi, parenti ed invitati, il buon "tamburino", raggiunge il punto in cui la strada prosegue da una parte per il santuario della Trinità  e dall altra per il già  attraver­sato Passo della Croce.

Ma ecco che l attenzione di Pietro viene richiamata da un respiro ansimante proveniente da breve distanza. Voltarsi e restare comple­tamente bloccato, per il giovane È tutt uno. Un lupo di grandi di­mensioni e dall atteggiamento non certo rassicurante si trova, in­fatti, a pochi metri da lui. Cosa fare?

Pietro si rende subito conto di non aver molte possibilità  di uscire da quella difficile situazione. Il pensiero va ai giglietti ed alle ciambelle che, ricordi del matrimonio, porta ancora in tasca.

Pietro allora riprende lentamente a camminare seguito dall ani­male. E mentre cammina, ad intervalli regolari getta ora una ciam­bella, ora un giglietto.

Il lupo, quasi grato del trattamento ricevuto, segue docile il suo in­sperato benefattore. Lo stratagemma va avanti per parecchio tempo, ma anche i "giglietti" e le ciambelle ad un certo punto del cammino finiscono.

"Mo i giglietti e le ciambelle so scurti - dice Pietro al lupo - però pe fatte sta bbono, te faccio "na sonata". Inforcato di nuovo il vario­pinto tamburo, Pietro comincia a suonare. Dapprima piano, poi un po per l ebbrezza, ma molto per la paura, il suono del tamburo di­venta sempre più forte, tanto da diffondere la sua eco lungo la vicina vallata del Simbrivio.

Il lupo, di fronte a quelle assordanti per­cussioni, scompare tra i fitti faggeti dei monti Simbruini. Lì per lì Pietro quasi non crede ai suoi occhi. Poi, resosi conto che dell ani­male non vi È più alcuna traccia, riprende la marcia verso Trevi, ma questa volta più velocemente di prima.

fonte

http://www.simbruini.it/contenuto.php?cod_cf=CULTRA&cod_sez=CUL

betsabea, fammi sapere, davvero...

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quirino
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Messaggioda quirino » 5 dicembre 2006, 11:30



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